13 maggio 2010 TERSICORE PAIONCINI

La chiesa di San Martino di Castellonesto.
RELAZIONE STORICO-ARTISTICA

Introduzione
Una particolare attenzione, per conoscere meglio la città di Cagli ed il suo territorio, potremmo rivolgerla al suo passato non privo di potenza e di splendore: lieti infatti si dichiaravano gli imperatori di accordarle protezione, i pontefici di accordarle numerosi privilegi.
I Bizantini, nel VI secolo, dopo la battaglia di Tagina (oggi Gualdo Tadino) del 552 d.C., sono padroni dell’Italia settentrionale e centrale e per esercitare maggior controllo nei loro territori, pongono l’Esarcato a Ravenna creando uno “strategico cordone ombelicale” tra Ravenna e Roma, dove gli arcivescovi osavano contrapporsi ai pontefici romani. Inoltre, per difendersi dagli insediamenti gotici-longobardi, essi fortificarono un tratto della via consolare Flaminia con agguerriti baluardi, quindi con castelli, chiese,…

Castellonesto e la chiesa di San Martino
visti dal monte Donico
Primo fra i tanti, ed il più potente, si presenta Castellonesto con la relativa chiesa di San Martino; ambedue meritano di essere illustrati per la loro remota antichità e ragguardevole importanza.
Il Castello è nominato come “castellum S. Martini” dal biografo del pontefice Stefano II, nel 756, nell’elenco dei centri restituiti (compreso Callis) dal re longobardo Astolfo al Pontefice e più tardi, nel 776, “nei diplomi di donazione” da parte del re Pipino il Breve, sempre alla Chiesa.
Secondo lo storico G.Buroni, la chiesa di San Martino sarebbe stata costruita nel periodo bizantino e avrebbe dato poi nome al Castello stesso (Castellum S. Martini). È da ricordare poi che nella diocesi di Cagli, in quel periodo, le chiese dedicate ai più celebri santi venerati a Ravenna erano diverse, come Sant’Apollinare, San Vitale, San Severo, San Martino.

Breve storiografia del Castello
Il Castello dovette assumere il nome di Castellonesto nel momento in cui venne in mano alla famiglia Onesti di Ravenna, proprietari di varie terre nell’Esarcato (San Romualdo, fondatore di eremi nella nostra diocesi attorno al Mille, era della famiglia degli Onesti).
A questa potente e ricca famiglia andrebbe ricondotta quella “Sophoneste feminae“ oggetto di una Bolla di scomunica da parte del Pontefice Giovanni VIII nell’881-882, quando la ricca ereditiera, vedova Sofonesta, progettò di convolare a nuove nozze con un “forestiero” estraneo ai nobili casati locali.
Secondo lo storico A. Gucci (1596-1678) il motivo della Bolla potrebbe essere stato politico poiché era il tempo in cui l’aristocrazia laicale locale (che comprendeva larghi possedimenti terrieri) e tanto più quella “straniera” non appartenente alla Chiesa, potevano esercitare facoltà di giurisdizione sui sudditi e quindi potevano sorgere pericoli ai danni della supremazia della Chiesa stessa.
Castellonesto sarebbe entrato come feudo nel clan ghibellino dei Mastini con i fatti d’arma del 1162, anno in cui Federico Barbarossa assediò la città di Cagli. La famiglia Mastini era perlopiù una famiglia di guerrieri e di capitani che seppero prestare appropriatamente i loro servizi agli stessi Montefeltro. Già nel 1290 un ramo possedeva il castello di Massa; nel 1388 il castello di Naro era in possesso di Nolfo Mastini che sposò Calepretissa, sorella del conte Antonio da Montefeltro. Di qui nascono i riferimenti allo stemma di famiglia.
Nel 1446 Castellonesto fa atto di giuramento al Comune di Cagli. Nel 1500 non mancano però gli screzi tra gli abitanti del Castello e l’Autorità comunale: il Gucci riporta la “non gradita iniziativa” di un certo Sabbatino Garota verso il Comune. A costui si revocava la cittadinanza cagliese e lo si dichiarava “indegno assieme ai suoi figli”. Inoltre viene sottolineata la facoltà data dallo stesso Comune, di vendere carne al macello di Castellonesto.
Amava, il Duca di Urbino, venire a cacciare a Cagli: la “lepre” in Magliano dove era la bandita e la “porca” nella Corte di Castellonesto.
Alla fine del 1500 il Castello, con molti fondi limitrofi, dai Mastini va in possesso alla famiglia Buroni. Era questa una nobile famiglia, proveniente da Macerata, la cui origine risale al XIII sec. e che si sparse un po’ in tutta l’Italia e quindi nelle Marche.
I ruderi del Castello furono abbattuti nel 1910; rimane in piedi un solo fianco dell’antico splendido portale ed un muro di notevole spessore che è inglobato superbamente nell’attuale abitazione di un ramo della famiglia Buroni.

Breve storia della Chiesa di San Martino.
Riprendendo l’origine bizantina della Chiesa è da rilevare un documento che ne qualifica la sua importanza: nel “privilegio” del 1144 concesso dal pontefice Lucio II al monastero di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna, si fa riferimento alla chiesa di “S.Martini cum castro sibi subiacente, cum capellis, villis et omnibus sibi pertinentibus”.

Veduta della chiesa di San Martino. Sullo sfondo il
Monte Donico, oltre la sottostanta via Flaminia.

La Chiesa è poi menzionata sia in un documento del 1299 riguardante le “decime” da pagare, quanto nel 1339 nell’elenco delle chiese cagliesi del Liber Appassatus (libro di estimo delle proprietà ecclesiastiche). Fu abitualmente governata da un canonico della Cattedrale di Cagli.
Nel 1562, per volontà del vescovo di Cagli, il cardinale di Marsiglia Cristoforo del Monte, la parrocchia di San Martino diveniva ”prebenda canonicale” e a questa si univano redditi e benefici provenienti da terreni e case. Il primo canonico prebendato fu il nobile Camillo Bonclerici e molti canonici prebendati appartenevano a famiglie nobili cagliesi.
Nel 1500 la Chiesa venne più volte restaurata e ridipinta con affreschi che si sovrapponevano a quelli più antichi, forse del 1400.
Nel 1807 il vescovo Alfonso Cingari invita il canonico Domenico Benincasa a restaurare la Chiesa con l’altare in isola e vano per il Corpo Santo che verrà deposto nel 1825 e a cui verrà imposto il nome di San Liberato.
Nel 1929 monsignor Venturi separa la parrocchia dal canonicato a prebenda e vengono così due beni distinti che verranno in parte anche venduti.

Descrizione della Chiesa

Esternamente la Chiesa ha il tetto a capanna. A sinistra si nota un antico accesso con arco leggermente rialzato e un’antica piccola monofora mediovale, residuo di altre. Nel 1997 all’abside, esternamente, fu addossato uno sperone di sostegno con conci di pietra rosa e corniola. Il campanile a vela è rimaneggiato.
L’interno della chiesa di San Martino di Castellonesto

Internamente l’aula è unica con quattro capriate di legno a vista, poggianti su grandi mensoloni lignei sagomati.
Il pavimento è ottocentesco con cinque lastre tombali delle sepolture e il presbiterio è di poco rialzato. L’abside ha una cornice aggettante che corre lungo la linea d’imposta del catino semicircolare, interrotta dalle due lunette contenenti gli oculi. Ci sono residui di affreschi con incisa la scritta: “Questa figura ha facto fare Berto de…1509”.
Alla parete destra della Chiesa ci sono frammenti di affreshi fatti eseguire dal vescovo Paolo Mario della Rovere nel 1573 e si possono identificare la figura di San Giovanni Battista, di San Cristoforo, della Vergine col Bambino, inoltre un superbo Angelo o forse un Santo Stefano (indossa la dalmatica), un monaco con l’aureola (forse più antico), San Sebastiano e San Rocco. Questi affreschi di autore ignoto risultano di una elevata qualità pittorica, sono racchiusi in spazi geometrici ed è facile capire che si tratti di figure devozionali di intercessione presso la Vergine e di ex voto. Come detto, alcuni lasciano intravedere segni di pitture più antiche; si potrebbe migliorare la visione del tutto con un accurato restauro.
L’altare maggiore ha la mensa lapidea e l’ornamento in stucco. Sul lato sinistro è la cella per gli oli sacri con un’elegante cornice lapidea di linguaggio tardo seicentesco, con porticina lignea originale. Sulla destra si nota una piccola acquasantiera lapidea e l’accesso alla sagrestia sormontato da una gelosia (grata) e un curioso lavabo lapideo.
L’altare con la pala dipinta ad olio è dedicato a San Vincenzo de’ Paoli, è opera del canonico Amatori e porta la data del 1856.
Alla parete sinistra si notano nell’intonaco segni di antica nicchia. Nella controfacciata sono un’acquasantiera lapidea e un fonte battesimale con la data del committente don Gottardo Buroni del 1944.

La chiesetta di San Liberato
Non si conoscono le origini; anticamente apparteneva al Castello e poi agli uomini del Castello. Secondo lo storico don Gottardo Buroni nasce come piccolo oratorio ed era dedicata a Santa Caterina. Fu più volte restaurata e nel campanile fu sistemata nel 1500 la campana del Castello, risalente al 1313. Nel 1731 prese il nome di San Liberale o Liberato. Un romito l’ufficiava. Sotto il portico nel 1930 fu messo lo stemma dei Mastini, antichi feudatari di Castellonesto. Il quadro che si venera rappresenta Santa Caterina di Alessandria, la Madonna col Bambino, San Martino vescovo e San Liberato. Si dice dipinto da Antonio Conti di Acqualagna nella seconda metà dell’Ottocento.
San Liberato si festeggia il 17 agosto. Prerogativa della famiglia Buroni (*) è l’organizzazione della festa.

(*) Nota
Nel Seicento Vittoria Buroni sposò Domenico Pierleoni del Montione, membro di una piccola nobile famiglia feudataria locale, mantenendo il suo cognome che risultò Buroni-Pierleoni. In seguito a questo, ai Buroni passò l’appellativo “del Montione”. Nel Settecento i Buroni possedevano ancora numerosi terreni: Castellonesto, il Montione, la Genga, Risecco, l’Ara Vecchia, Pigno, Drogo e alcune terre di Pian di Donico.
Un Pierleoni, nel 1548, era pittore e risultò fra i primi maestri del grande pittore urbinate Federico Barocci.
Maria Vittoria Buroni (1756 – 1819) è dichiarata per tradizione “Beata” dai parenti, perché era una santa donna che splendette per virtù cristiane per il suo amore verso il prossimo. Faceva penitenza (digiuni, contemplazioni e cilicio) nella “celletta” della sua casa paterna. Si recò a Rocca Leonella presso un nipote canonico e ivi morì. Le sue spoglie riposano nella chiesa di Santa Maria di Piobbico.



Bibliografia essenziale
G.Buroni – La diocesi di Cagli. – Urbania 1943
G.Buroni – Castellonesto e la Bolla di Giovanni VIII – Cagli 1930
A.Mazzacchera – Comuni e Castelli Catria-Nerone – Pesaro 1990
A.Mazzacchera – Il forestiere in Cagli – Urbania 1997G.Palazzini – Pievi e parrocchi

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